Il cinema che in periferia ci va davvero: Albanese, Cortellesi e Milani su Come un gatto in tangenziale

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Il cinema che in periferia ci va davvero: Albanese, Cortellesi e Milani su Come un gatto in tangenziale

La periferia. Termine abusato fino a svuotarsi di significato, specie per l’uso costante di chi in alcune zone delle metropoli non ci ha messo piede. Riccardo Milani ci è andato invece insieme a tutta la troupe di Come un gatto in tangenziale, a Bastogi, periferia degradata romana, ispirandosi a una vicenda personale per tornare a dirigere, a meno di un anno di distanza da Mamma o papà?Antonio Albanese e Paola Cortellesi. I due, ormai molto affiatati, interpretano Giovanni e Monica, un ricercatore di un osservatorio politico che vive in centro e una cameriera part time di Bastogi con il marito in galera. Due persone destinate a mai incontrarsi, non fosse per i loro figli appena adolescenti e findanzatini.

Risate, insomma, ma anche sguardo sociale di una certa ambizione per Come un gatto in tangenziale, presentato oggi a Roma, prima di vederlo in sala a tombola appena conclusa.

Il regista ha raccontato così la genesi del progetto: “Stavo montando Il posto dell’anima e avevo come vicino di stanza Claudio Canepari che lavorava a Residence Bastogi, documentario bello e duro come quel quartiere. Anni dopo, quando mia figlia aveva 15 anni mi balbettò timidamente della sua prima storia d’amore e il suo fidanzatino abitava a Bastogi. La cosa mi colpì e li seguii, come fa Albanese nel film, per vedere che posto era veramente. Da quest’idea poi siamo partiti tornandoci con gli sceneggiatori, una realtà distante anni luce dal centro elegante, la distanza che c’è fra il mare di Coccia di Morto (dove va sempre con la famiglia Monica) e quello di Capalbio, regno del borghese Giovanni, è trasversale agli schieramenti politici ed enorme, non solo economicamente.”

Un film che vuole essere anche una storia d’amore, oltre che una commedia sociale. “Non ho paura dell’emozione e del sentimento, perché sono cose che provo costruisco i miei film, mi piace anche come spettatore vedere storie con anima, la paura della retorica ha fatto tabula rasa dei sentimenti. Non ci è sembrato azzardato raccontare anche una storia d’amore, un sentimento che durerà quello che durerà, come un gatto in tangenziale appunto. Il problema credo sia nostro, di noi cittadini e non tanto dei politici, odio il termine buonismo e chi l'ha coniato: lo sposare l’anti buonismo a tutti i costi ci ha fatto diventare tutti più stronzi.”

Riguardo all’affrontare argomenti duri socialmente in chiave di commedia, Milani ne rivendica la possibilità, così come “poter dire che una qualità del cinema possa essere il suo andare incontro al pubblico, anche in funzione di una crescita di quest’ultimo. Piacere, essere popolare, dovrebbe essere considerato un elemento positivo.” Un tema che tocca da vicino Albanese, che aggiunge: “una volta, a Bologna, stavo vedendo un film di Kiarostami, davanti a me una coppia, lui chiaramente ricattato in qualche modo da lei, che magari aveva fatto il DAMS. A un certo punto lui non ce l’ha fatta più, si è alzato e in dialetto a urlato ‘Socc’mel, che due maroni’. Ho riso per due mesi, anche perché anche io non stavo imparando niente, il film non mi stava aiutando. C’è del vero nella sua reazione, vado a vedere quasi tutto, con curiosità, ma ci sono lavori fini a se stessi che ti sventrano proprio.”

Per un comico come Albanese la risata è decisiva, per cui ha notato come “stiamo perdendo l’ironia e la cosa mi spaventa moltissimo. Ho un libro in uscita e l’editore mi ha detto che è l’unico comico e la cosa mi ha atterrito, l’ironia è capace di sostenere con energia l’analisi di un problema, anche se non di trovare soluzioni. È una strada faticosa e più impegnativa, ma è un grande peccato.” Sull’intesa ormai trovata con la Cortellesi, ha scherzato così: “mi sembra di conoscerla da 36 anni, di essermi innamorato di lei, di amarla e di aver anche avuto un dei rapporti… scusa, Riccardo, la roulotte è grande e le attese sono molte.” Parlando più seriamente, “punto sull’intesa attraverso loi sguardo e ci siamo riusciti, almeno penso. La verità la raggiungi solo con lo stare insieme, a livello di gestualità e sguardi l’intesa era già tale a inizio riprese, tanto che abbiamo potuto poi lavorare a cose diverse. Abbiamo le stesse caratteristiche, siamo molto precisi, puntuali, amiamo questo lavoro e arriviamo felici sul set. Sempre che Milani non ci faccia aspettare ore sul set”.

Sulla stessa falsariga, oltre che ironia, anche la tatuatissima, nel film, Paola Cortellesi, che regala una delle sue performance cinematografiche più riuscite. “Lavorerei sempre con Antonio, ci siamo conosciuti meglio lavorando sul film precedente e ora ci siamo cercati partendo da un livello già alto di conoscenza. È bellissimo formare delle coppie e andare e insieme, parti avvantaggiato, trovi il tono e riesce meglio.” La Cortellesi è anche fra le sceneggiatrici, e ha raccontato il percorso di avvicinamento di due mondi diversi: “abbiamo trovato un pretesto per far comunicare chi non l’avrebbe fatto mai, ognuno imparando qualcosa di buono. Una cosa che porta, nel film come nella vita, solo cose positive.”

La comica romana rivendica di essere nata e cresciuta in periferia, nella borgata Massimina, e ricorda come ci sia nel film Coccia di Morto, spiaggia universo, perché andando al mare prendeva l’autobus extra urbano Acotral e passava da lì. Sono fiera di essere una borgatara, in una realtà non così problematica o pericolosa come Bastogi, ma crescere in periferia sicuramente ti fortifica, anche se ci tengo a sottolineare come, girando realmente in quel quartiere, abbiamo trovato grande umanità, ci hanno accolti con gioia, cosa che accade di rado a Roma quando arrivano quelli del cinema. Abbiamo vissuto momenti molto forti, commoventi, che non scorderò mai”.

Come un gatto in tangenziale arriverà nelle sale il 28 dicembre, distribuito da Vision.




Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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